giovedì 26 aprile 2012

Dove stiamo andando?

Quando si è a corto di soldi ci si arrangia come si può. E peccato se il lavoro sarebbe potuto uscire meglio. Così Dondestan, il gran ritorno di Robert Wyatt dopo anni di silenzio fu dato alle stampe nel 1991 con un missaggio frettoloso e approssimativo (così riteneva lui, perché era già un gran bel disco). Ma evidentemente a Robert il cruccio era rimasto così nel 1998 riesce a riportarlo in studio di registrazione e a rimettere mano ai nastri originali: il risultato è Dondestan (revisited). Disco, a un orecchio attento, dal suono un po' più cupo e compatto. Per il resto se si eccettua la diversa scaletta dei brani difficile riconescere l'uno e l'altro e ancor più decidere quale delle due versioni preferire. Insomma l'unica strada percorribile è godersi due volte questo album doppio che vale molto di più di tanti doppi album.

"Il lato nuovo di questo lavoro é che i testi delle canzoni erano delle poesie di Alfie; mi piacciono molto le sue poesie perché c’é molto di non detto. Chiamai il disco "Dondestan" perché aveva un doppio significato: in spagnolo significa "dove stai andando" e, sempre in spagnolo, ricorda qualcosa della repubblica euroasiatica. Qualcosa come dichiarare se stessi indipendenti da qualcuno o qualcosa. Io spesso mi sento in esilio da non so quale paese e anche tante persone che conosco sembrano essere degli esiliati. E’ un disco sulla mancanza di radici, questo lo si sente sia nelle canzoni che nei testi di mia moglie".





Il brano che dà il titolo all'album tratta dell'impossibilità di avere una patria per curdi e palestinesi.

"Palestine's a country / Or at least / Used to be. / Felahin, refugee / (Kurdistan similarly) / Need something to / Build on / Rather like / The rest of us."



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